domenica 22 maggio 2016

IN SIDEBAR (COLONNA DESTRA) LE NOTIZIE AGGIORNATE

Qui, ormai, non scrivo quasi mai, ma non perché ho smesso di scrivere.

In sostanza, questo blog resta in piedi soprattutto come strumento per aggregare quello che scrivo altrove.

C'è tutto o quasi nella colonna da destra: i tweet, il Tumblr, i post su Medium e da lì, poi, si risale alle altre pubblicazioni.

Basta buttare l'occhio sul colonnino e scorrere fino in fondo.

Non sarà interessante come il leggendario colonnino di Repubblica, ma qualcosa da leggere, magari, lo si può trovare. ;)

giovedì 12 marzo 2015

È MORTO IL FF, VIVA IL FF


Se non conoscete Friendfeed, leggetevi prima almeno questo e questo. Chi già sa di che si tratta, può proseguire subito, invece.

Ok. Questa è una commemorazione funebre. E come in tutte le commemorazioni funebri si tenderà a dare maggior peso agli aspetti positivi. Non perché quelli negativi non esistano, ma perché li si reputa sostanzialmente irrilevanti, quando arriva il momento del ricordo.

E di ricordi del socialino dell'odio ce ne sono tantissimi, quindi, andrò del tutto random, facendo giusto un 'paio' di esempi per me molto significativi. Le serie TV da vedere rigorosamente in lingua originale e pure i film il più delle volte, ormai (sì, è vero: il tanto celebrato doppiaggio italiano il più delle volte FA CAGARONE). Il gergo e IL MAISUCOLO. Gli animali (I PICCI) che parlano come bambini che ancora non hanno piena padronanza della lingua. Le stanzette. Non solo quella politica (che, per quanto possibile, proveremo a far vivere anche dopo la morte del FF). Quella degli amici nerd che mi hanno aiutato a risolvere un assurdo problema al router in un paio d'ore (diversamente ci avrei perso dei giorni). Quella dei già citati PICCI. Quella delle serie, croce e delizia (sempre belle le nuove segnalazioni; sempre dietro l'angolo il rischio SPOILER). Ma soprattutto la stanzetta dei musici. È lì che ho ripreso a suonare, col piacere di condividere con chi aveva la tua stessa passione, al di là della perizia tecnica. È li che ho conosciuto meglio persone di cui avevo un'impressione molto vaga prima. E poi i CONTEST. Quelli sui migliori assoli di chitarra e poi quella sui migliori riff. Quello sui libri... E NIENTE. La chiudo qui e saluto tutti, sperando di non disperderci troppo, quando la struttura che ci ha fatto 'conoscere' collasserà definitivamente. Ancora una volta, GIAO.

p.s. Io il backup  l'ho fatto. Magari non funziona, magari non c'è tutto, magari non andrò mai a rileggere niente di quello che si era scritto sul FF. Ma mi sembrava davvero brutto perdere tutto. Ho usato questa risorsa qui, per chi ancora non ce l'avesse: http://export-friendfeed.com/http://export-friendfeed.com/

p.p.s. In un impeto di passione ho anche registrato al volo una piccola sigla (*) di commiato per la ‘morte’ di Friendfeed. Se serve a rendere l'idea...
(*) Theme from “True detective” - unplugged guitars.

domenica 31 agosto 2014

QUESTA ESTATE HO SCRITTO POCO...

https://medium.com/lavoro-lavori-e-coscienza-di-classe/il-senso-di-smarrimento-di-una-generazione-senza-coscienza-e6b33d7ff30a

Questa estate ho scritto poco. C'è questa mezza idea di scrittura creativa sulle tematiche del lavoro e di una generazione senza più coscienza (di classe). 

Poi ci sono sempre gli articoli scritti per Esseblog, dove dovrei ricominciare a scrivere in autunno.

martedì 4 febbraio 2014

CAMBIARE L’EUROPA: «CON TSIPRAS, PER INCONTRARE SCHULZ»


Senza entrare nel merito del percorso politico di SEL, c’è un punto molto interessante nella sintesi proposta da Vendola, pochi giorni fa, per le prossime Europee.

L’unità di chi critica da sinistra il socialismo europeo deve necessariamente realizzarsi contro i socialisti?

Si tratta di un fenomeno che in Italia è ancora più evidente: il tentativo di aggregare le soggettività politiche più critiche verso il capitalismo e gli effetti di trent’anni di sviluppo economico senza regole (o, meglio, con una sola regola: la competizione selvaggia), mettendo in discussione la genuinità della proposta politica della sinistra elettoralmente maggioritaria.

Loro non sono la sinistra; la vera sinistra siamo noi; quindi votate noi e non loro, se volete il cambiamento.

Questo schema è stato usato spesso negli ultimi anni e, probabilmente, andrebbe accantonato per la sua palese inefficacia.

Inefficacia che permane anche se il noi siamo la vera sinistra viene messo in scena da una soggettività politica che prova a organizzarsi, prendendo le distanze dai partiti che hanno già fallito più volte nel tentativo di realizzare questo tipo di operazione elettorale.

Il rischio più evidente da evitare è questo: una campagna elettorale del genere non viene fatta contro l’avversario tradizionale (le destre), ma contro quello che in teoria (e di solito anche in pratica) dovrebbe essere l’approdo più scontato per l’elettore di sinistra.

Mettere in campo una strategia più dialogante, invece, permetterebbe di concentrarsi sull’obiettivo comune: realizzare un’Europa solidale in cui nessun Paese dovrà più subire un trattamento come quello riservato alla Grecia, a causa del prevalere di logiche nazionali su quelle della comunità tutta.

L’altro rischio da evitare è quello delle divisioni interne: fare una campagna elettorale cooperante e inclusiva, non solo permette all’elettore di sinistra di scegliere una delle due opzioni politiche che (a suo insindacabile giudizio) può essere più in grado di conseguire l’obiettivo comune, ma soprattutto permette a chi ha la pretesa di ridare maggiore forza e peso al campo di una sinistra più radicale di non auto-castrarsi col gioco perverso dei veti incrociati e delle preclusioni.

Detto ancora più esplicitamente, bisogna assolutamente evitare di ripetere errori già fatti in passato e quindi:

1) stare sul programma e sulla oggettiva valenza simbolica della candidatura di Tsipras (la questione greca è un vulnus della costruzione europea che va sanato e che mai più dovrà accadere);

2) evitare gli scontri tra singole componenti partitiche e tra partiti e società civile: il progetto comune è l’unico obiettivo da realizzare; lo spirito referendario della primavera del 2011 dovrebbe essere il motivo ispiratore. I tempi sono molto stretti e quindi serve davvero la cooperazione di tutti per riuscire nell’impresa di far confluire un consenso maggioritario (o comunque significativo) sulla salvaguardia della casa comune europea, abbandonando finalmente i nazionalismi e quella subalternità concettuale all’ideologia liberista che hanno compromesso il funzionamento e la buona riuscita del processo di integrazione.

E allora se tutti possiamo agevolmente concordare con Barbara Spinelli, quando afferma che
«(…) non dovrebbe essere una coalizione dei vecchi partiti della sinistra radicale, perché non avrebbe alcuna possibilità di successo. Abbiamo bisogno di qualcosa di più grande, qualcosa per scuotere la coscienza della società, superando i margini molto stretti delle formazioni politiche della sinistra radicale. Con l’obiettivo di unire le forze della società colpite dalla crisi».
dobbiamo anche tenere bene a mente che per quanto ognuno dei partiti italiani che hanno operato e ancora operano a sinistra del PD sia stato insufficiente, inadeguato e strategicamente e tatticamente tutt’altro che lungimirante, ciascuna di queste forze politiche (e penso in particolare ai tre principali partiti in cui oggi risulta scisso il nucleo originario del Partito della Rifondazione comunista) può dare un contributo preziosissimo alla riuscita dell’impresa. E non mi riferisco, ovviamente, alla candidatura dei soliti noti, ma alla possibilità di mettere in comune un patrimonio di militanza e di consenso che è ancora consistente, una volta riunito.

Si deve andare oltre la cosiddetta sinistra radicale, certo! Ma partendo da quella base e lavorando tutti assieme per allargare il consenso in un progetto che non deve avere preclusioni nei confronti di nessuno. Stiamo parlando comunque di oltre 3 milioni di elettori ai tempi dell’Unione di Prodi; 2 milioni alle ultime europee (senza eleggere rappresentanti per la scelta suicida di andare divisi) e un risultato leggermente inferiore alle ultime politiche. La contrapposizione tra società civile e partiti che spesso emerge anche a sinistra, oltre a essere controproducente, è nei fatti del tutto irragionevole: non sono forse società civile anche le decine di migliaia di compagni iscritti (e non) ai suddetti partiti? Non sono spesso le stesse identiche persone a militare contemporaneamente in uno dei residuali partiti comunisti e in una o più associazioni di volontariato e promozione sociale?

D’altra parte è stato proprio Tsipras a indicare che è questa la strada giusta:
«La prima condizione è che questa lista si costituisca dal basso, con l’iniziativa dei movimenti, degli intellettuali, della società civile.
La seconda condizione è di non escludere nessuno. Si deve chiamare a parteciparvi e a sostenerla prima di tutto i semplici cittadini, ma anche tutte le associazioni e le forze organizzate che lo vogliono.
La terza condizione è di avere come speciale e unico scopo quello di rafforzare i nostri sforzi in queste elezioni europee per cambiare gli equilibri in Europa a favore delle forze del lavoro contro le forze del capitale e dei mercati. Di difendere l’Europa dei popoli, di mettere freno all’austerità che distrugge la coesione sociale. Di rivendicare di nuovo la democrazia.
L’esperienza di Syriza in Grecia ci ha insegnato che in tempi di crisi e di catastrofe sociale, come oggi, è di sinistra, radicale, progressista ogni cosa che unisce e non divide.
Solo se facciamo tutti insieme un passo indietro, per fare tutti insieme molti passi in avanti, potremmo cambiare la vita degli uomini.
In un quadro del genere anche il mio contributo potrà essere utile a tutti noi, ma prima di tutto ai popoli d’Italia e d’Europa».
"Con Tsipras, per incontrare Schulz" (e i socialisti tutti), dunque. Con la prospettiva di usare il consenso ottenuto per far capire al PSE che bisogna fare molto di più di quello che si è fatto fino qui, se davvero si vuole costruire un’Europa accogliente e socialdemocratica.

Un progetto che non è impossibile.

A patto che si riesca finalmente a unire la sinistra, su posizioni di sinistra.

Giuseppe D'Elia

mercoledì 25 settembre 2013

MISSIONE ELDORADO - Un racconto



Il mio, ovviamente, è solo uno dei 47 (+1) liberi contributi a questo progetto della Barabba Edizioni:

L'(n+1)esimo libro della fantascienza: un ebook 

Non vi resta altro da fare, dunque, che cliccare e scaricarlo nel formato che più vi aggrada.

N.B. È TUTTO GRATIS!

p.s. A partire da oggi, 19/12/2013, il racconto è leggibile anche direttamente sul relativo blog di Barabba.

Segnatamente, qui:

lennesimoblogdellafantascienza.wordpress.com/2013/12/19/missione-eldorado

sabato 20 aprile 2013

IL PD E QUEI 101 VOTI DELLA VERGOGNA

#occupyPDQualcuno ha capito perché la legittima esigenza di esprimere un Presidente della Repubblica che sia benvoluto della più ampia maggioranza dei nostri concittadini non possa prescindere dal consenso dei berlusconiani, ma possa invece tranquillamente fare a meno di quello dei rappresentanti del secondo partito del Paese?

Qualcuno ha capito insomma perché in assenza di un voto unanime o superiore alla maggioranza dei due terzi necessaria nei primi tre scrutini il PD non ha scelto di sostenere la candidatura Rodotà, che seppur presentata da M5S, non si può certo dire espressione di quella sola parte?

Quello che si ipotizzava fino a ieri era così sintetizzabile: l’elettorato di sinistra ha rifiutato con forza ― nelle piazze, nel web e persino direttamente nei circoli ― l’ennesimo accordo coi berlusconiani, spingendo parti rilevanti dei grandi elettori di quell’area politica a bocciare Franco Marini, espressione di una trattativa che apriva anche a una sorta di Monti-bis, per il futuro governo; per sgombrare subito il campo da ogni ulteriore ipotesi di inciucio si punterà, quindi, compatti sul sostegno a Romano Prodi, candidato sul quale Berlusconi aveva inequivocabilmente posto un veto.

Per eleggere un PdR a maggioranza semplice, dal quarto scrutinio in poi, bastano 504 voti. La coalizione guidata da Bersani ne ha 496. Si conta, insomma, sul consenso di singoli esponenti montiani o di qualche 5 stelle per chiudere rapidamente. Un azzardo, certo; ma minimo, se ci fosse stata reale compattezza nei sostenitori dichiarati di Prodi.

E invece, alla fine dei conti, ci si ritrova con 101 voti mancanti, nonostante SEL avesse deciso di non votare più per Rodotà, arrivando addirittura a caratterizzare la propria modalità di voto (“R. Prodi“), per evitare di essere additati come probabili responsabili di una eventuale fronda (poi, puntualmente, realizzatasi).

Dunque, al momento, nel PD ci sono 101 persone che, nel segreto dell’urna, decidono di boicottare la candidatura a Presidente della Repubblica di un proprio leader storico, oltre che figura di prestigio internazionale indiscutibile.

Non importa, ora, capire chi sono esattamente questi signori e queste signore.

Importa invece quello che dice espressamente Giuseppe Civati nel suo blog, per provare a spiegare la strana dinamica di questa elezione presidenziale:
«(…) c’è una parte del Pd che non guarda al M5S ma a destra. Spero sia chiaro a tutti. Ed è questo il vero problema».
Con buona pace di tutti quelli che si erano illusi, nelle scorse settimane, che la strategia del segretario dimissionario puntasse realmente a un governo del cambiamento.

Giuseppe D'Elia